La figura dell’interprete dalla preistoria al Medioevo

Vi siete mai chiesti quando sia nata la professione dell’interprete? Alcuni credono che sia partito tutto con il famoso processo di Norimberga, ma in realtà l’origine di questo lavoro è molto più antica.

Gli interpreti esistono fin dall’inizio dei tempi; quando le tribù cominciarono a incontrarsi durante il loro nomadismo si resero conto di parlare lingue diverse e di non poter quindi comunicare. Furono motivi prettamente commerciali quelli che spinsero alcune persone a imparare la lingue del popolo vicino per poter sfruttare cibo e acqua. A testimonianza della loro esistenza sono stati scoperti bassorilievi e geroglifici rappresentanti gli interpreti sulle tombe dei principi di Elefantina della VI dinastia dell’Antico Regno egiziano (datate attorno al terzo millennio a. C.). Questi principi conoscevano molto bene le lingue delle regioni vicine e quindi furono di grande aiuto per l’espansione delle vie commerciali. Al tempo degli antichi Romani lo stato stipendiava gli interpreti per la pubblica amministrazione: nel caso qualcuno avesse tenuto un discorso in Senato nella propria lingua madre, veniva chiamato un

interprete per tradurre oralmente in latino, la lingua ufficiale dell’Impero. Gli interpreti poi erano usati per coordinare le legioni dell’esercito e per i negoziati di pace. Nell’antichità molte culture ritenevano che le lingue dei popoli conquistati non fossero degne di essere imparate, erano i vinti a dover apprendere la lingua dei vincitori. I prigionieri venivano costretti a imparare la lingua del vincitore per poi essere utilizzati come interpreti. Anche

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il Grande Alessandro Magno si avvalse di messaggeri diplomatici bilingui per i contatti con i popoli sottomessi dal suo esercito. Durante il Medioevo gli interpreti furono usati per scopi militari e commerciali, cronisti francesi raccontano

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della loro presenza durante le Crociate. Gli interpreti traducevano utilizzando la tecnica oggi nota come chuchotage, ovvero una simultanea senza alcuna attrezzatura, e bisbigliavano all’orecchio dell’ascoltatore la traduzione. Ma come siamo passati dal Medioevo alle moderne attrezzature per la simultanea che si usano oggi? Se questo piccolo excursus storico vi ha incuriosito e volete sapere come si è evoluta la professione dell’interprete, non perdetevi il prossimo articolo.


Un Commento in “La figura dell’interprete dalla preistoria al Medioevo”

  • Elisa Rossi ha scritto il 16 ottobre 2014 - 15:46

    Ciao dove posso trovare gli altri articoli sull’evoluzione della professione dell’interprete? Aspetto sue risposte
    . Devo fare una tesi di laurea su questo argomento.
    La ringrazio in anticipo. Elisa Rossi

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